A volte mi domando,
dove sei, chi ti placa,
quale ombra ti nasconde
in che foresta ti sei inoltrata
se ci son lupi, fate ed elfi
di una fiaba non raccontata
A volte guardo
oltre gli orli del tramonto
prenotando(ti) dopo il mondo
quando il tempo più non incute
il terrore nelle notti
delle cose incompiute
E mi resto così,
sentinella del respiro
non c’è vuoto né tristezza
una stella fucilata
che protesta al firmamento
il punto esatto cui (mi) sei nata
Alla fine sono qui,
strappo ciocche al nostro vento
taglio trucioli di stella
inspiro aria respirata
prendo tempo senza tempo
fisso l’uscio da cui sei andata
Mi attraversasti a piedi scalzi,
quella notte di un aprile
il campo gelido, di sterpi e rovi;
al momento cui mi destasti
[per donarmi il tuo tepore,]
fu così l’unica mia alba,
di un caustico nitore
Ti ho perduta mille volte
neanche una ti ho ritrovato,
ma più tu t’allontanavi
più affondavi nel mio cuore
poiché solo la distanza
è lingua unica di Amore
Che volevo, né sapevo
io che fui quel primo giorno
ciò che sono e ciò che ero
il solco resta ed è fissato
mai più oltre avrò a cercare
ora che so quanto si può essere amato
Non mi occorre niente altro
che pensarti di te
che stai bene, e non ti sprechi
ti trattengo nel mio costato,
ti amai quando non sapevo amare
t’amerò fino a che l’avrò dimenticato