Alfie sul monte Taigeto

 

taigeto

Leggo su “La Nuova Bussola Quotidiana” un articolo di Benedetta Frigerio sulla quaestio del piccolo Alfie Evans.

E non riesco a non ravvedervi gli estremi della crassa ingenuità, al limite della sesquipedale imbecillità.

Scrive infatti la Frigerio:

 

“Alfie è martire, ma il suo sangue non va sprecato.”

 

Ma perché questo cattolicesimo 2.0, che fomenta toni massimalisti e aggressività virtuale, non capisce la lezione? Se c’è una cosa che i martiri – quelli veri – hanno potuto insegnare, è proprio l'”inutilità” del proprio gesto, sulla inessenzialità e la non asservibilità del dono, tanto quanto a questo sistema ideologico o quell’altro religioso; e che  in questo coincide la dimensione della gratuità. I nuovi vampiri invece il sangue non lo vogliono sprecare, lo piluccano sui calici del proprio credo, e pur  di incastonare un nuovo teschio nel proprio martirologio, non esitano a farne un proiettile, con cui dare la caccia a nuove eresie e vecchi fantasmi.

Ancora non paga la Frigerio persevera nel delirio:

“Si dice che la Chiesa nasca dal sangue dei martiri. Allora Alfie James Evans è uno di loro.”

 

Ma siccome al peggio pare difficile mettere argini, ecco ancora la Frigerio cimentarsi in una cretinata inenarrabile. La riporto quasi integralmente:

 

“Alfie (…), ci ha insegnato cosa vuol dire lottare con le opere e la preghiera, ci ha mostrato cosa vuol dire essere figli di un vero padre, cosa vuol dire dipendere. Alfie (…) ha gridato che il padrone della vita è solo Dio. Alfie ci ha insegnato a sperare contro ogni speranza e ad accanirci contro il male e la morte fino alla fine, finché Dio non la permette. Alfie ha suscitato amore, spiegandoci, grazie ai suoi giovani genitori, cosa vuol dire amare fino al sacrificio di sé.”

 

La Frigerio dimentica che Alfie Evans non appartiene ad alcuna delle categorie cui con una forzatura inaccettabile lei pretende di ascriverlo. Alfie era un bambino, con nessuna vocazione – per quanto ne sappiamo, ovvero niente – di assidere tra i martiri di Cristo, oppure di insegnare alcunché a chicchessia, e non amava nessuno, se non nel modo avido e bisognoso dei bambini, e non avrebbe gradito essere arruolato per una guerra santa di quelle che costipano le menti ottenebrate dei guitti come la Frigerio. In senso assoluto Alfie non era nemmeno “contro l’eutanasia” perché a due anni non si è a favore o contro nulla.

Alfie non ha gridato in alcun modo che “il padrone della vita è Dio”, mentre ha dovuto drammaticamente registrare che, per un manipolo di camici bianchi e toghe nere, non lo erano né i suoi genitori, né – questo è il vero punto! – lui.

Lo scandalo, ché di scandalo si tratta, è uno scandalo laico. Alfie Evans era un neonato, cui non è stato consentito di decidere nessuna cosa, a partire dal respiro. E questo non è un “abominio agli occhi di Dio”, oppure lo è ma non riguarda i legislatori, mentre invece si tratta di omicidio, e gli omicidi dovrebbero essere abominio agli occhi degli uomini. Gli infanticidi ancora di più.

Difendere la vita è cosa difficile, e io, nel modo indegno e inadeguato che mi contraddistingue, ci ho provato, nelle aule dove ho insegnato, e fuori. Ma è un cammino reso assai più difficile, quasi impossibile, se ci si deve confrontare con un retaggio come quello cui attingono con criminale baldanza, la Frigerio (e tanti altri).

Perché sono queste prese di posizione che consentono di identificare la difesa della vita con l’avvitamento ideologico di un cattolicesimo vagamente demenziale, dai suoi toni vessatori, e che più che lottare contro l’eutanasia sembra accanirsi terapeuticamente contro il proprio declino attraverso l’innalzamento dei toni (mai dei contenuti) e l’assunzione di un linguaggio che appartiene più al protestantesimo made in USA che al cattolicesimo.

 

Articoli come quello di Benedetta Frigerio e il non variegato universo di Sentinelle in Piedi che vi si attizza, non aiutano. Blanditi della gerarchia ecclesiale a causa della storica e acritica suscettibilità a qualsiasi forma di proselitismo, costoro si concepiscono Defensores Fidei, non avendone né la caratura intellettuale, la statura morale, né tantomeno un mandato; le loro autentiche radici sono nella postmodernità delle inflazioni paranoiche della rete, e delle stravaganze di questo scorcio di secolo, come i terrapiattisti, o quelli convinti della non esistenza della Finlandia. Citano Pio XI, fomentano un fideismo anacronistico, ma il nerbo identitario appartiene più alla faziosità calcistica che al buon senso, ecclesiale oppure no.

Arroganti e villani, si compiacciono più della rissosità che delle cose per cui si dovrebbe lottare.

 

Dopo prese di posizione come quella della Frigerio, e la  forzata confessionalizzazione della ratio, il percorso per chi vorrebbe denunciare la deriva eugenetica cui il piccolo Alfie è stato fagocitato, chi – per esempio il sottoscritto – si è letto le ponderose 750 pagine de “I medici nazisti” di Robert Jay Lifton, che è in grado di argomentare in modo laico e non ideologico come ciò che accadde 80 anni fa sia ricollegabile a quanto accaduto in questi mesi, si ritrova indebolito, perché gli amici di Adinolfi sono passati ad avvelenare i pozzi con il loro cattolicume di quart’ordine.

Chi – sempre io – in questi anni ha mantenuto una ricca corrispondenza epistolare con una attivista pro-eutanasia (una persona, differentemente da quelli di cui sopra, di una dignità sconfinata), ricevendone in cambio una documentazione eccezionale, su ciò che si muove nelle trincee dei “nemici” della Miriano, imparando la triste storia del protocollo di Groningen, oppure il delirio di Peter Singer; chi si è andato a scaricare il film “Ich klage an”, così incredibilmente simile ai tanti film fuoriusciti in questi anni, chi insomma prova a mantenere un profilo alto nel dibattito sulla dolce morte, e sulla inevitabilità della sua estensione dai casi “alla Welby” ai tanti, troppi Alfie Evans, ebbene chi come me su questi temi lavora da decenni, si ritrova in scacco da chi dalle crociate non ha imparato nulla.

Benedetta Frigerio non vuole sprecare il sangue dei nuovi martiri, ma la raccolta differenziata la dovrebbe fare da un’altra parte.

Perché intanto Alfie Evans dalla rupe del nuovo monte Taigeto, ce l’hanno gettato veramente.

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