Mi ferisci
In questo oggi che non diventa domani
Domani
Maledetto il disperato bisogno di senso,
Di parole non dette
Non cercarle
Non sussurrarle,
Poiché non vi sono labbra,
Né lingue per parlarle,
Orecchie per udire,
Né timpani o vibrazioni
Solo vertigini che si piegano
Nel tuo grembo, sul mio petto
Non riderne
Così mi uccidi
Col silenzio
Con la distanza,
Sotto questa luna di cani
Di stelle derise,
Da sciocchi e ubriachi,
Di luci allagate
E tu non torni
Perché?
Conosci le mie mani
Il loro segreto,
Tutto il male, e le guarigioni
Custodite nei palmi,
Come preghiera
Maledico le pietre che mi fecero
Rotolare
Fin lassù
Benedico le piume
Che mi deglutirono
In questo fondo
Senza fondo
Non ti temo,
Non ho bisogno di te per amarti
Tu mi hai dato la vita
Più vita per più vite
(questa e molte che verranno)
Hai detto basta
Ma io ho continuato a contare
Fino a quando non avrò più forze
E incespicherò tra le gengive
Altre mani mi condurranno al giaciglio
Senza benedizioni
Non serve, non le cerco
Perché
Mi hai dato le ore
Mi hai dato la pelle
Su cui disegnare
L’orizzonte di ogni ovunque
Lo spessore di ogni sempre
Fertile di attese
Gravido di promesse
Mi hai fatto dono
Di vedere le cose
Attraverso le ciglia sbarrate di Dio,
E questa non è tra tutte le cose
La più straordinaria,
Ma
Solamente
L’unica che conta