Caro signor Giuseppe Sala, gentile “signor Sindaco” di Milano,
mi rendo conto di scriverle in un momento poco facile della sua carriera politica. Se può esserle in qualche modo di sollievo sappia che chi le scrive non ingrossa le fila dell’antipolitica, del “governo ladro” a prescindere; chi le scrive si indigna per davvero poche cose. Atteggiamenti questi che stanno facendo la fortuna politica di guitti e saltimbanchi che non godono della mia stima.
Non esistono “interlocutore indegni”, e per ogni cosa occorre buon senso e moderazione.
Tuttavia mi preme scriverle per esprimere il mio netto disappunto – moderato nei toni, ma pertinace nella sostanza -, per la proliferazione degli autovelox durante la sua amministrazione (congiunta a quella di Pisapia) e, più in generale, dell’atteggiamento vessatorio della Polizia Municipale di Milano. Faccio il mio esempio. Io sono uno sprawler, termine anglofono per addolcire la parola “pendolare”, ovvero una di quelle persone residenti fuori Milano e che ogni giorno devono sobbarcarsi una quantità importante di chilometri e ore di guida, non per colpa propria, né per l’amore feticistico delle 4 ruote, ma piuttosto per la scarsissima qualità dei trasporti interurbani. Sono altresì un automobilista educato, non corro sulle tangenziali scaricando il clacson sul malcapitato di turno, mi fermo quasi sempre alle strisce pedonali se vedo chiunque avvicinarsi, non aggredisco l’asfalto. Guido tranquillo ascoltando le mie playlist – via bluetooth ovviamente -. Sono in buona sostanza un automobilista noioso, che più facilmente si ritrova a essere superato che a superare un altra vettura. Godo da anni della miglior classe di bonus-malus perché non ho causato incidenti, né – ma qui vale la mia parola – ho rischiato di causarne.
Eppure mi sono visto recapitare dagli uffici della Polizia Municipale della città da Lei amministrata una cartella “cumulativa” di 1.220,00 Euro. Sì, ha letto proprio bene: sono quasi una mensilità di un insegnante.
Non sto a farle la cronistoria (anche perché è complicata da stabilire persino per gli uffici che mi hanno sanzionato). Si tratta di due multe, una pagata in ritardo (quindi non-non pagata), un’altra che non ricordo di avere ricevuto, e una terza che non so neanche io. Il punto è però solo parzialmente questo, e vi ritornerò più avanti. Le sanzioni – tutte! – sono per eccesso di velocità. Come fa un automobilista mansueto ad accollarsi così tante trasgressioni al codice della strada? Semplice: è sufficiente avventurarsi su una delle grandi arterie che dal capoluogo conducono nell’hinterland, e dimenticarsi, anche per un singolo istante, delle numerose trappole apposte lì dalla Sua amministrazione. Perché, glielo voglio rivelare, NESSUNO in città viaggia a 50 km/h. Neanche Lei. Neanche il vigile che ha messo la firma alla mia contravvenzione, o il postino che me l’ha recapitata. Chi dichiara il contrario è mendace. Insomma se si viaggia a 62 km/h su viale dei Missaglia, oppure sull’Alzaia Naviglio pavese, e non si procede a passo d’uomo facendosi strombazzare dall’inavveduto collega che non è stato adeguatamente informato degli infernali congegni, la multa arriva eccome. Ebbene, questo è IMMORALE. Perché chi viaggia a 62 km/h non sta facendo nulla di male, non sta commettendo un crimine, non sta mettendo a repentaglio la propria o l’altrui esistenza. E non è sufficiente! Perché i suddetti autovelox finiscono per creare una opaca disuguaglianza tra i guidatori più scaltri, che – ovviamente faccio un’ipotesi – con un’auto sportiva sfrecciano per la città, ma hanno l’oculatezza di tenere in auto uno di quei marchingegni che li avvisano del pericolo, e i poveri cristi che, andando a 62, non pensano di averne bisogno. Non dovrebbero averne bisogno. Se in più, come nel caso del sottoscritto, sono dei pessimi amministratori degli ammennicoli cartacei, che perdono e ritrovano anche i documenti più importanti con autolesionistica regolarità, i giochi si fanno ancora più pesanti, perché le inique sanzioni procedono di vita propria, si accrescono, e diventano appunto uno sproposito. Perché anche il meccanismo delle more, che procede con gelida determinazione a perseguire i meno scafati, è un’ulteriore oscenità.
Caro Sindaco, non so come si amministri una città,e non intendo insegnarlo a Lei. Ma se vuole colpire chi veramente fa del male, e rischia sulla pelle degli altri, stabilisca da subito che gli strumenti siano altri da questi. E se le casse del Comune languono, trovi un sistema più dignitoso di rimpinguarle.
Cordiali saluti.
Automobilista ferito.