Prima che venga marzo,
quando le primule sollevano il capo,
e si slanciano verso il cuore di Dio.
Prima che Cielo si affolli
delle schiene di nubi,
e che la pioggia tiepida
ci sorprenda tra i campi.
Corriamo insieme,
nascondiamoci sotto la tettoia,
lasciamo che il cielo si scordi di noi,
mentre noi, noi no,
non ci dimenticheremo di lui.
Tu vieni, in fretta,
prima ancora che Primavera
ti aspetto laggiù
appoggiato al castagno,
le cui radici sono fonde,
più profonde della distanza,
più ostinate del tempo.
Quando verrai,
farai un passo,
e ricorderai.
Vieni, prima che gli aironi rossi,
scintille solenni,
dal canneto si sollevino
e scolpiscano il dolente corteo
nell’orizzonte mattone.
Ritorna, presto
prima che il sole cuocia le zolle riarse,
mentre il seme,
viene custodito nel grembo
[della terra sapiente,]
e attende sia Tempo,
che al germoglio sia dato il respiro,
e Vita concessa alla vita.
Vieni prima di Estate,
e mi troverai laggiù
sotto le vigne bruciate,
tra il profumo degli aranci,
e gli effluvi del pesco.
Quando arriverai,
farai un passo,
e saprai.
Ancora vieni,
prima che foglie cadranno,
calpestate e riverse
prima che il fango accarezzi
le cose, e il vento scompigli
le righe tra i campi.
Vieni, dunque
avanti l’autunno
quando il sole reclina,
e la guazza ricopre
i rami d’argento,
e la bruma si fonde
con il cielo d’amianto.
Ti aspetto là,
dove Tempesta si placa
sotto il frassino giallo.
Quando verrai,
farai un passo,
e piangerai.
Vieni, Amore
prima che venga la neve, e ricopra
col lenzuolo del tempo
ogni ciglia
ogni labbra che prega,
ogni lacrima asciuga
la pallida terra.
Vieni presto,
prima che inverno
congeli il ricordo
e ricopra col guanto di brina,
le mie vene celesti.
Vieni prima che sia
nuovamente l’Aurora.
Ti aspetto quassù,
da sempre
[per sempre]
sotto il cipresso,
Tu verrai,
farai un passo,
e perdonerai.
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Complimenti Claudio, Stai trovando la tua dimensione poetica e letterale.
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