Fu in quel momento che accadde. Fu quando avvertì il corpo nudo dell’Angelo che lo abbracciava da dietro che avvenne. Fu in quel preciso momento che egli scoprì quale rumore facesse la felicità. Era un sibilo, eppure un fragore di montagne che venivano scaraventate in abissi senza fine, eppure era un suono soave come le carezze di un oceano sfinito che trovava infine il suo letto. E fu in quel momento che egli scoprì cosa fosse l’Amore. Era dunque questo ciò di cui parlavano i poeti? Alludevano a quell’istante i musicisti? In quel momento in cui l’Universo si spezzò in due, e le due metà cominciarono a rincorrersi, fuggendo e ritraendosi allo stesso tempo. Capì perché gli uomini e le donne di tutta la storia avessero desiderato vivere un solo istante come quello. E sentì perché quegli uomini e quelle donne ne fossero spaventati. Poiché come ricevette l’abbracciò intuì che come esso era iniziato, sarebbe finito. In quell’istante fuori dal tempo. E l’intera vita sua sarebbe stata spesa nel calibrare la distanza siderale fra sé e quell’abbraccio. Senti che anche l’Angelo aveva intuito la medesima cosa e indugiava a riaprire le braccia, nel tentativo inutile di protrarre ciò che lì, proprio lì e proprio in quel momento, sarebbe finito. Perché le galassie non lo avrebbero consentito. Se Dio avesse voluto che quell’abbraccio si protraesse, avrebbe solo dovuto portare i cancelli del Paradiso in quella stanza, tra la sedia bianca e il comò disadorno. Ma già due amanti erano stati cacciati da quel luogo, perché non vi poteva essere un Paradiso in Paradiso. Un Paradiso più profondo di quello dai cui alberi sgorgavano la vita e il tempo. Un abisso di fronte al quale Dio stesso era impallidito.
Sentiva il fiato leggero dell’Angelo soffiargli sulla spalla sinistra. Ebbe l’impressione che la guancia dell’Angelo fosse ora umida, e che le lacrime stessero scivolando lungo la sua schiena. Ma non poteva voltarsi, guardare l’Angelo in volto. Quel volto così puro, così conosciuto in ogni singola sporgenza, in ogni ciglia e in ogni ombra. Quel volto altresì tanto sconosciuto, che aveva portato nella sua anima una pace che non aveva nome. Non si voltò, perché un milione di stelle si sarebbero spente se avesse fatto solo un movimento. Lasciò che le lacrime gli colassero copiose addosso, e che come una sorgente divina mondassero la sua anima per avere osato tanto. Egli seppe, e lo seppe in quel momento, che ogni singolo giorno della sua vita quell’abbraccio gli sarebbe mancato come l’acqua manca al deserto, o come le nubi a un cielo vuoto. Seppe che nel momento in cui avrebbe lasciato questo mondo avrebbe ripensato a quell’abbraccio. E si sarebbe domandato se Dio sapesse abbracciare in quel modo. Un giorno sì, avrebbe restituito ciò che aveva cominciato ad esistere perché quell’istante si compisse. In quel momento, quando le braccia dell’Angelo si sciolsero.