L’Urto

Da LE STRABILIANTI AVVENTURE DI MAINIENTE, STRAPPO SOFFICE A 4 VELI.

Le certezze che aveva rischiavano di polverizzarsi sotto l’urto di una coscienza più radicale. Ricordava che in gioventù aveva temuto l’esperienza del macero come la fine di ogni cosa. Ciò che provava adesso era differente. Si trovava davanti a un ponte, la cui campata era così estesa, la gittata talmente fuori portata, da lasciare in una nebbia ovattata l’altro versante. Quanto era stato così sciocco, anzi, a presumere di vedere. Non aveva paura di morire, ma si domandava se non avesse avuto, da sempre, troppa paura per vivere. Ecco, forse si stava avvicinando. Tutto ciò che aveva chiamato “mondo” fino ad allora, si rivelava infine solo una rappresentazione semplificata di ciò che vedeva adesso. Forse, ora che il tornado aveva spostato il suo occhio scarnificante più oltre, poteva rilassarsi. Che strana cosa la coscienza: non si comportava come un muratore, che silenzioso aggiunge un mattone dopo l’altro, fino a che la pazienza lo premia e gli fa trovare l’impalcatura di un palazzo dove c’era solamente la fossa di un cantiere. No, era più come un rettile, che ciclicamente cambia la sua pelle, sviscerando da quella vecchia un essere completamente nuovo. Questa immagine ebbe in lui il potere di sedarlo. In effetti proprio in questa discontinuità poteva ravvisare un barlume di continuità con tutte le stagioni della sua esistenza. Esse erano ancora lì, come mute essiccate, reliquie di un passato che le aveva vedute come armature necessarie, mentre ora la sua carne procedeva verso un nuovo orizzonte. L’ultimo, sicuramente.

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