Ricordami
ricordati
quella musica di rose
di tutto il calore, del discreto candore
Questo onnipotente
mio tuo sentire
questa fiera che drena il mio sangue
che stilla gli anni,
che estirpa le ore
E non sono, non voglio più
rimanere in questo cielo sguaiato
c’è solo nero,
il nero m’ingoia
Non voglio la vita, non cerco la gioia
Tutta questa bellezza
la nostra distanza,
il dolore mi assorbe
chi cerca altro tempo, chi trova la sorte
L’amore ci rende
soltanto più soli
Non ho più tempo per non amarti
Ma non ti piangerò mio unico amore
perché la sola cosa posso tenere
la stecca di un dito
sulla cartina, a indicare
il punto più esatto
dove fu vivo
(un palpito lieve, una vibrazione incolore)
il mio esanime cuore
Perché tutto questo dolore?
Perché la neve, perché non le parole?
Allacciati un istante
nello strame di città
prima del ghiaccio, di un buio pallore
Che n’è stato di noi,
che sarà di me?
Ma non m’importa
di questo bulbo che muore
sopra la testa le torme di uccelli
scheggiano le nubi, adombrano i cieli
si trovano sempre
senza cercarsi, odiando il clamore
Ma non voglio, non posso più
calcolarmi sopra un foglio che brucia
dietro un cielo che urla
della tua assenza, della mia mancanza
Maledetto sia il sole
io rimango
sotto questo manto nero
di un nero fradicio
fingendo che sono
da molto non ero